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ultima modifica: Gloria Vivian  07/11/2018

Rinascimento Donna - Tra Carne e Spirito

notizia pubblicata in data : mercoledì 7 novembre 2018

Rinascimento Donna - Tra Carne e Spirito

La personale di Paolo Medici “Rinascimento Donna –Tra carne e spirito” è la prima mostra di questo progetto itinerante dedicato solo ad aree Museali che vedrà dopo Sabbioneta il Museo Civico di Pordenone, il Museo del Sale a Cervia (RA) per poi arrivare al 2020 alla Reggia di Caserta.

 

Il progetto si declina su due essenziali filoni afferenti e complementari:

1) l’Umanesimo dell’immagine

2) la contemplazione della femminilità nei suoi aspetti archetipici

 

La  ricerca iconologica muove dal presupposto aristotelico di un’arte mimetica, da intendersi “grecamente” come partecipazione del soggetto agente all’esistenza e al mondo fenomenico, al dominio delle cose sensibili. La realtà fisica è pertanto il punto di partenza dello studio delle forme.

 

Il recupero dell’immagine fisica è il postulato di base di ogni operazione estetica di questa produzione, reso ancor più incisivo da una sorta di filologia del “canone”  il quale non deve essere inteso come derivazione della “maniera”, ma  come indagine condotta sui fondamenti della  tradizione artistica occidentale che fanno capo ai principi di “ordine e grandezza” (ritmo, organizzazione degli spazi, misura, armonia delle parti….). Esattamente cioè gli oggetti della ricerca estetica che ha originato il nostro  Umanesimo, e ciò convenzionalmente che si passa sotto  la definizione generica di Rinascimento.

 

Contemplazione della femminilità.

 

L’aspetto referenziale o, diciamo così, “di contenuto”, non va  disgiunto dalla premessa tecnica sopra esposta. Anch’esso infatti muove da una calcolata esperienza mimetica ottenuta per incessante rielaborazione di modelli acquisiti.

 

Tuttavia, il fulcro di questa ricerca figurativa assume l’elemento-donna non come mero oggetto della rappresentazione, ma come platonica iponea di valori universali e archetipici. Qui non si allude insomma alla consolidata fraseologia della donna “madre”, “patria”, “amante”,  “strega”, “musa”, morte rapace” e simili. Il baricentro di tale produzione punta semmai a sviscerare i connotati originari della femminilità, al di là delle denotazioni ideologiche a essa attribuibili.

 

La tecnica antichissima del frottage è non solo funzionale a questa operazione di “ricalco” del modulo antico, ma esprime essa stessa un valore –si passi il termine-“ideologico” nella dinamica di tale umanesimo dell’immagine. Gli infiniti passaggi cromatici che caratterizzano queste sovrapposizioni dei pastelli cerosi sulla carta nera declinano nella tecnica sperimentata tutti i costrutti delle antiche velature dei pittori rinascimentali, e nel contempo combinano la craquelure dervante dai supporti di  ricalco (trame di ferro, pelli conciate, stoffe e quant’altro) con una antichizzazione naturale del supporto. Il risultato ricercato e ottenuto è quello di un effetto naturalistico mediato già all’origine dal passaggio del tempo.

 

Paolo Medici (Roma, 1955) sviluppa la propria esperienza artistica a cavallo fra l’esperienza diretta di  Corrado  Cagli e quella di “Cà d’Oro” di Giorgio De Chirico nei primi anni  ’70. Dopo questa didattica formativa, prende parte a numerosi eventi culturali che attraversano le principali correnti figurative del secondo ‘900, e sviluppa la propria produzione fra il Lazio, le Marche, l’Emilia Romagna e la Lombardia, esponendo, in forma collettiva o personale, in numerose rassegne che esibiscono, come comune denominatore, lo studio metodico della figura femminile accompagnato alla sperimentazione tecnica del frottage – modalità acquisita sin dagli esordi nell’atelier di Cagli, e di cui si fa a tutt’oggi portatore d’eccellenza riconosciuto a livello nazionale ed europeo.

Attualmente vive e lavora a Bologna. www.paolomedicipittore.it

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