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ultima modifica: Super amministratore   16/09/2013

IMPIANTO URBANISTICO

 

Sabbioneta, città di fondazione (urbs condita), fu edificata tra il 1556 ed il 1591 per volere di Vespasiano Gonzaga. Essa è collocata al centro della pianura Padana, tra la sponda sinistra del Po ed il basso corso dell'Oglio. Un tempo occupava una posizione di grande valore strategico; controllava infatti un'importante via di scambio che metteva in comunicazione la piana bresciana con Casalmaggiore e Brescello, centri di traffico fluviale del medio corso del Po.
Come piccolo stato indipendente, Sabbioneta ebbe, senza dubbio, grande rilevanza nel delicato gioco degli equilibri politici tra gli stati regionali padani. Ducato autonomo dal 1577 confinava ad ovest con il Ducato di Milano, retto dal 1535 da un governatore spagnolo; a sud, oltre il Po, con il Ducato di Parma e Piacenza governato dai Farnese, infine a nord-est con il più antico Ducato di Mantova retto dai Gonzaga.



Nel favorire l'edificazione di questa nuova città non è da escludere il diretto interesse della monarchia spagnola poiché Sabbioneta, grazie alla sua avanzata struttura difensiva, si presentava principalmente come una fortezza incastonata nel cuore della pianura Padana. Insieme con i sopracitati stati confinanti, Sabbioneta fu legata al re di Spagna e all'imperatore da uno stretto vincolo sia di sudditanza che di gelosa conservazione e conferma della propria autonomia e dei propri privilegi. E' ormai certo che il suo sviluppo e la sua integrità territoriale vennero garantiti non solo dagli stretti rapporti di amicizia e parentela fra Vespasiano Gonzaga ed il re cattolico Filippo II d'Asburgo, ma anche dal fitto scambio diplomatico e dall'amicizia che intercorsero tra il fondatore e i reggenti degli stati regionali contigui.
Il progetto tanto delle opere fortificate quanto della pianificazione urbana è attributo allo stesso Vespasiano Gonzaga. Egli si avvalse della pluriennale esperienza di architetto militare al servizio del re di Spagna e fece tesoro dell'attento studio dei trattati italiani di urbanistica ed ingegneria militare editi a partire dalla seconda metà del XV secolo. Nel disegnare Sabbioneta, Vespasiano tenne sicuramente conto del "Trattato di Architettura" del senese Pietro Cattaneo pubblicato nel 1554 nonché dell'edizione veneta di Vitruvio tradotto e commentato dal veneziano Daniele Barbaro nel 1536. Si avvalse anche della consulenza di esperti teorici dell'arte militare come il novarese Girolamo Cattaneo e della perizia tecnica di abili ingegneri ed architetti quali il piacentino Bernardino Palizzari detto il Caramosino e forse il pratese Domenico Giunti ed il cremonese Francesco Dattaro detto Pizzafoco.

Le strade, disposte secondo l'antico schema dell'accampamento romano, sono ortogonali tra di loro e delineano 34 isolati. Si distinguono quindi due assi principali; l'antica strada Giulia (oggi via Vespasiano Gonzaga) che percorre la città da est ad ovest e collega tra loro le due porte d'accesso, ricalcando il decumano del più antico insediamento roamano; l'odierna via Dondi, perpendicolare alla precedente e di più modeste dimensioni.
Vespasiano Gonzaga nella pianificazione urbana adottò alcuni accorgimenti: spezzò la strada Giulia in prossimità delle porte, concluse le vie a "T" o a "L" e variò la loro larghezza così che le due file di case non risultassero perfettamente parallele, ma tendessero ad incontrarsi. Ottenne in tal modo un effetto di inganno prospettico che faceva sembrare le strade più lunghe. Sabbioneta assunse l'aspetto di intricato labirinto studiato per disorientare il nemico, qualora fosse attaccata, e per rendere più efficace l'azione difensiva, ma soprattutto per dilatare lo spazio facendo apparire la città più grande di quanto non fosse in realtà.
Le due piazze sono collocate in posizione asimmetrica e decentrata e costituiscono i due più importanti nuclei della città attorno ai quali sorgono gli edifici più rappresentativi.
Piazza d'Armi, l'antica piazza del castello, nella seconda metà del XVI secolo, era il centro della vita privata del signore Anticamente era di forma poligonale con uno dei lati aperto e tangente alla strada Giulia ed i rimanenti chiusi da tre edifici collegati tra di loro. Ad ovest sorgeva l'antica Rocca (oggi distrutta) vera e propria roccaforte circondata da un largo e profondo fossato unito alla piazza per mezzo di un ponte levatoio. Tramite uno stretto passaggio coperto su archi, il castello era collegato al complesso villa con giardino e galleria. Il Palazzo del Giardino o "Casino" riprende la tipologia delle ville suburbane ma è anomalamente inserito all'interno della cinta muraria. Era il luogo del riposo in cui il signore amava ritirarsi per leggere, per studiare e occasionalmente per partecipare alle feste di corte. Alle sue spalle si apriva un magnifico giardino all'italiana animato da una fontana centrale, giochi d'acqua e pergolati. Dalla villa, tramite un piccolo cavalcavia si passa nel "Corridor grande", un lungo corridoio che chiude il lato orientale della piazza. La galleria insieme con la villa ospitava una collezione di marmi di epoca classica e curiosità naturali, evidente manifestazione della passione di Vespasiano Gonzaga per la cultura artistica dell'antichità. Al centro del lato aperto sulla strada Giulia sorgeva anticamente la colonna con la statua romana della dea Minerva (oggi al centro di Piazza d'Armi), che segnava il centro ideale della città.
Piazza Ducale era invece il centro della vita pubblica del signore e della cittadinanza ed il luogo del mercato, quindi del commercio e degli scambi. È di forma perfettamente rettangolare e lascia libero lo spazio altrimenti occupato da due interi isolati; su di essa si affacciano tre importanti edifici. Ad ovest sorge il "Palazzo Grande" sede degli impegni politici e amministrativi e palazzo di rappresentanza e di residenza del duca, un tempo collegato tramite dei cavalcavia agli edifici adiacenti nei quali erano situati gli uffici ausiliari. In due sale dell'ala meridionale, Vespasiano fece collocare la "Libreria grande", una biblioteca purtroppo oggi completamente dispersa, in cui trovavano posto le opere degli autori classici e i moderni trattati di geometria urbanistica ed ingegneria militare. Ad est, nel lato opposto della piazza, si trova il Palazzo della Ragione sede dei due consigli cittadini, quello dei Rurali e dei Civili. A nord, tra i palazzi signorili, si eleva la Chiesa di Santa Maria Assunta; nelle immediate vicinanze si trova il piccolo oratorio di San Rocco e San Sebastiano di epoca più tarda. A sud, a livello del piano terreno degli edifici privati si apre un lungo portico a bugnato rustico di marmo bianco con pilastri quadrangolari su cui insistono archi a tutto sesto. Nel 1588, a sinistra della scalinata d'accesso di Palazzo Ducale, su di un alto basamento fu posta la statua bronzea di Vespasiano Ganzaga ritratto dallo scultore aretino Leone Leoni nelle sembianze di un imperatore romano, ora conservata all'interno della chiesa dell'Incoronata.
Tra le due piazze, in posizione mediana, sorge il Teatro all'Antica. Fu innalzato tra il 1588 e il 1590 su progetto del vicentino Vincenzo Scamozzi secondo i canoni serliani di impianto "allantica" e fornito di spazi tecnici: il foyer, i camerini per gli artisti con ingresso separato e le facciate prospicienti le pubbliche vie. Una compagnia fissa di comici dell'arte stipendiati dal duca vi rappresentava tragedie e commedie.
La zona residenziale, invece, avvolge le due piazze ed occupa tutti i rimanenti isolati della città. E' questa la parte che ha subito più trasformazioni estetiche; l'aspetto odierno è settecentesco. Nei palazzi per i nobili e nelle case per la borghesia, che raramente superano i due piani d'altezza, hanno grande importanza le facciate. Esse si uniscono tra di loro e assumono l'aspetto di quinte rettilinee.
La città fu dotata per volere dello stesso Vespasiano di tutte quelle infrastrutture necessarie per un perfetto funzionamento del piccolo stato di cui era la capitale.
Tra il 1551 ed il 1559 fu avviata presso l'abitazione del ricco e potente ebreo Tobia Foà una stamperia.
Attorno al 1558 Vespasiano rese esecutivo il diploma imperiale del 1497 con il quale l'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo aveva concesso ai figli di Gian Francesco Gonzaga di Gazzuolo il privilegio di battere moneta. Iniziò così l'attività della zecca e si coniarono pregevoli monete d'oro e d'argento.
Nel 1562 il fondatore emanò una grida con la quale obbligava i suoi sudditi, allora residenti nel contado, a trasferirsi nella nuova città sotto la minaccia di pene pecuniarie e fisiche.
Nello stesso anno istituì un'Accademia di lettere greco-latine, chiamando a reggerla l'affermato filosofo e umanista Mario Nizolio da Brescello.
Non si sa con esattezza dove sorgessero gli edifici di queste importanti istituzioni vespasianee; ne resta solo il ricordo nelle tre vie che oggi portano il loro nome: via della Stamperia, via della Zecca e via dell'Accademia.
Come fortezza, Sabbioneta doveva essere difesa da un congruo numero di soldati. Nella città erano dunque presenti le caserme per il loro alloggio, le scuderie per il ricovero dei cavalli e le stalle per i buoi utilizzati per il traino dei pesanti pezzi d'artiglieria. Erano anche necessari capaci magazzini e vasti fienili che, in caso di un eventuale assedio, permettessero di approvvigionare le truppe di difesa, i cittadini assediati e di foraggiare il bestiame. Non ultimo occorrevano adeguati depositi per le munizioni e locali per il ricovero delle artiglierie. Alle spalle del Palazzo Giardino, tra il lato meridionale del muretto perimetrale del giardino all'italiana e il terrapieno del baluardo San Francesco, sorgeva lo "Stallone", l'ampia scuderia ducale in cui erano allevati i cavalli di razza che costituivano la cavalleria di Vespasiano Gonzaga.

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