Benvenuto nel portale del Comune di Sabbioneta
motore di ricerca
Piazza Ducale, 2 46018 Sabbioneta (MN)
Telefono.   0375.223011/223008/09
Fax.   0375.220000/ 0375.223007

HOME » Turismo e cultura | Monumenti | Palazzo Ducale

ultima modifica: Super amministratore   16/09/2013

PALAZZO DUCALE

 

Il Palazzo Ducale o Palazzo Grande, edificato nel 1559, fu il primo importante edificio ad essere costruito nella nuova città di Vespasiano Gonzaga. Fu la residenza del duca, nonché la sede dell'attività politica ed amministrativa. Il palazzo si affaccia su piazza Ducale su cui prospettano anche la chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta ed il Palazzo della Ragione, luogo in cui si riunivano i due consigli della Comunità. Sul lato meridionale si apre un lungo porticato con pilasti ed archi rivestiti di bugne di marmo bianco.I lavori di decorazione furono condotti in due fasi: dal 1559 al 1568, anno della partenza di Vespasiano Gonzaga per la Spagna, e dopo il 1578 in seguito al ritorno del duca dalla corte del re cattolico Filippo II.



Suddiviso in due piani il palazzo presenta nella facciata un porticato con cinque aperture arcuate interamente bugnato e rialzato rispetto al piano stradale. Si accede all'ingresso principale per mezzo di un'alta gradinata in marmo bianco. Sulla cornice marcapiano, leggermente aggettante, poggiano cinque finestre profilate in marmo e sormontate da timpani triangolari e curvilinei alternati. Sulle architravi è incisa l'iscrizione ducale: "VESP. D. G. DVX SABLON. I" (Vespasiano per grazia di Dio primo duca di Sabbioneta). Sopra le finestre sporgono delle mensole su cui un tempo erano posti altrettanti busti antichi in marmo con ritratti di imperatori romani. L'edificio è infine sovrastato da un'altana finestrata. Nell'intonaco tra le finestre si scorgono tuttora le tracce del dipinto realizzato nel 1584 dai pittori Bernardino Campi e Michelangelo Aliprandi. Dopo il 1578 il palazzo viene dotato di nuove sale dagli elaborati soffitti lignei, di un loggiato interno, di un cortile d'onore e di una torretta, coprendo una vasta superficie fino ad occupare un'intera insula urbana.

Entrando dal portale principale si accede al vasto androne e di qui in un ampio salone caratterizzato da due grandi pilastri centrali. In questo ambiente sino al 1970 si apriva l'accesso dell'imponente scalone monumentale di forma elicoidale che permetteva di salire al piano nobile. Smontato in occasione del restauro del palazzo condotto tra il 1968 e il 1971 sotto la direzione della Soprintendenza di Verona, esso non è più ritornato nella sua sede d'origine.
Verso destra una porta introduce in alcuni ambienti col soffitto decorato da maestranze locali soprintese dal pittore cremonese Bernardino Campi. Il più importante di questi locali è la Sala di Diana ed Endimione; la quale reca al centro della volta a padiglione un dipinto a secco raffigurante Diana ed Endiminione, tradizionalmente riferito a Bernardino Campi e purtroppo molto deteriorato; il resto della decorazione a grottesche si deve al grottescante e stuccatore mantovano Giovan Francesco Bicesi detto Fornarino, uno specialista di questo genere.

Attraverso questa sala si raggiungono due ambienti chiamati tradizionalmente "sale dOro" per via di soffitti lignei dorati.
Esso sono composte da un piccolo ambinte, la Saletta dei dardi, che costituisce il vestibolo della sala successiva. Al centro del soffitto ospita lo stemma ducale contornato dal collare dell'ordine del Toson d'oro, con le smaltature e la doratura originali; ai lati di esso è disposta l'impresa araldica del Fulmine alato, molto cara a Vespasiano.
Segue la Sala del duca d'Alba, dedicata a Fernando Alvarez de Toledo, grande amico di Vespasiano, in cui è ancora visibile un imponente camino in marmo rosa di Verona con protomi leonini e l'architrave con l'iscrizione ducale. Anche in questo locale il soffitto ligneo composto da cassettoni lavorati ed intagliati è interamente rivestito da una sottile lamina d'oro zecchino. Nella nicchia al centro della cappa era un tempo collocato il busto bronzeo del duca d'Alba fuso da Leone Leoni. Dalla porta murata si accedeva al Salone dei Cavalli, distrutto da un incendio nel 1815, la cui superficie ora è occupata da un modesto cortile.
Ritornati nel salone principale, salendo al primo piano, entriamo nella vasta Sala delle Aquile che da alcuni decenni ospita ciò che rimane della Cavalcata, una teoria di statue equestri lignee rappresentanti Vespasiano e la sua ascendenza maschile, celebrante le virtù militari della stirpe Gonzaga. Le dieci statue equestri che costituivano tale cavalcata erano in origine collocate nel grande salone che si apriva alle spalle della sala dedicata al duca d'Alba, nel retro del palazzo. Esso fu irrimediabilmente distrutto da violento incendio nel 1815 e con esso furono seriamente danneggiate alcune statue. Al cento della sala è posta la statua equestre che ritrae Vespasiano il quale indossa un'armatura da parata ed il celeberrimo collare dell'ordine cavalleresco del Toson d'oro. I restanti personaggi sono i suoi antenati: il padre Luigi detto Rodomonte, il bisnonno Gian Francesco primo signore del piccolo feudo di Sabbioneta e Ludovico, terzo capitano del popolo, appartenente alla linea principale dei Gonzaga di Mantova. In fondo alla sala sono posti su alti plinti i cinque busti che furono ricavati dalle statue danneggiate dall'incendio. Il perimetro è interamente percorso da un fregio affrescato con grandi aquile che reggono festoni di fiori e frutta mentre dal loro collo pendono blasoni con gli stemmi della famiglia Gonzaga.

Questa sala comunica con diversi ambienti; se si varca la prima porta che si incontra salendo la modesta scala si accede alla Sala degli imperatori. Nel fregio dipinto con motivi vegetali si alternano catini con mensole, su cui fino al 1773 poggiavano busti marmorei di imperatori, e riquadri in cui erano collocati dodici ritratti di imperatori romani in cornici dorate, realizzati da Bernardino Campi sui celebri modelli di Tiziano conservati allora a Mantova. Purtroppo di questa preziosa decorazione mobile non resta più nulla. Alcuni lacunari del soffitto ligneo, dipinto nel 1563, ospitano gli stemmi delle famiglie Gonzaga, Colonna ed Aragona. Al centro i tre stemmi sono uniti in un unico blasone retto da geni. Quattro dei nove lacunari ospita cassettoni ottagonali in cui è inserita l'impresa del Fulmine alato. Le pareti un tempo erano rivestite da pannelli in cuoio tinto in color cremisi e stampigliato a motivi d'oro e d'argento, secondo la foggia spagnola.
La lunga sala attigua detta Galleria degli Antenati era un tempo chiamata Libreria piccola poiché in essa era sistemata probabilmente una piccola biblioteca in cui erano raccolti gli incunaboli e i libri più preziosi, nonché alcuni stipi che custodivano oggetti di piccole dimensioni quali statuette in marmo e bronzo ed una ricca collezione di monete e medaglie antiche. Non si conosce la paternità degli stucchi e degli affreschi che la decorano, anche se tradizionalmente li si attribuisce al pittore e scultore Alberto Cavalli presente a Sabbioneta dal 1570 sino alla morte. Vespasiano già nel 1556 incaricò il suo agente Muzio Capilupi di recarsi a Mantova per avere i ritratti dei signori di casa Gonzaga. Seppure ancora giovane Vespasiano nutriva già un senso di profonda devozione verso le imprese dei suoi antenati, di cui si sentiva il degno discendente. Egli fece dunque disporre in questo luogo i ritratti a bassorilievo dei suoi antecessori secondo la moda antica di porre le maschere degli avi nell'atrium della domus. La teoria di celebri personaggi inizia con Luigi Corradi, colui che affermò nel 1328 il dominio dei Gonzaga su Mantova, e si conclude con il ritratto dello stesso Vespasiano, di Anna Aragona e del figlio maschio Luigi, morto nel 1580 a soli quattordici annni e qui raffigurato ancora bambino. La volta è decorata a grottesche e con un elaborato cordone a stucco che la partisce in molti riquadri. In quello centrale è dipinto Apollo sul carro del sole, mentre i due ovali delle estremità ritraggono Mercurio e Marte secondo celebri modelli di Giulio Romano.
A lato si apre la Sala degli Elefanti dove gran parte della decorazione è scomparsa così come l'originario soffitto ligneo. Nel 1969 l'arch. Lauro d'Alberto, alla direzione dei lavori di restauro del palazzo, decise di eliminare le tramezze e i soppalchi che dividevano il vasto ambiente ritrovando buona porzione del fregio dipinto. Una teoria di pachidermi si alterna a cariatidi e scandisce lo spazio. Ogni elefante è cinto da una catena dorata trattenuta da una mano che scende da un nimbo sopra di esso. La ragione umana guida e conduce le forze della natura per stabilire l'ordine governato dalla Giustizia per mantenere la Concordia e la pace nello stato. Sopra il camino si vede, seppur molto danneggiata, una figura assisa che aiuta due personaggi abbigliati all'antica a stringersi la mano, mentre sulla parete opposta una figura femminile regge spada e bilancia.
Si accede poi alla Sala dei leoni denominata in questo modo per la presenza nell'elaborato soffitto in noce di due fiere araldiche reggenti lo stemma ducale. Il blasone, privo del collare del Toson d'oro, ci permette di datare il prezioso soffitto ligneo tra il 1578 e il 1585. La ricca foggia del plafone, costituita da festoni intagliati intervallati da elaborate cornici e sorretto da un ricco fregio segue il gusto manierista molto vicino al ridondante decorativismo dell'oreficeria spagnola.
Proseguendo si entra nella Sala delle Città dove si scorgono affreschi piuttosto ammalorati che imitano arazzi con vedute di città. Oggi sono visibili solo due riquadri con le vedute di Genova e Costantinopoli. Nel primo periodo di edificazione del palazzo questa sala faceva parte di un corridoio lungo circa 24 metri che comprendeva gli ambienti successivi e percorreva due lati del cortile interno. Costituiva una preliminare galleria nella quale Vespasiano aveva sistemato provvisoriamente il corpus della sua collezione di pezzi archeologici nell'attesa di far edificare il lungo corridore di Piazza d'Armi. Negli anni '80 del Cinquecento in essa furono ricavati nuovi ambienti dotati di elaborati soffitti in cedro, destinati alla vita privata del duca. Nel 1969 l'ambiente è stato allargato, smantellando un piccolo vestibolo che lo separava dalla Saletta dell'Angelo.
La Saletta dell'Angelo, è così chiamata per l'elaborato soffitto in cedro del libano al cui centro è posto un angelo che regge leggiadro lo stemma ducale circondato dal collare del Tosone. Il soffitto fu scolpito, come quelli degli ambienti successivi, dopo il 1587 e sovrastava l'ambiente che un tempo fungeva da vestibolo per la biblioteca ducale.
Si giunge dunque nella vasta Sala degli Ottagoni, così chiamata per via del preziosissimo soffitto in cedro del libano composto da lacunari ottagonali al centro dei quali spiccano pigne aperte. Essa è unita alla Sala dei Grappoli per la presenza di grappoli d'uva pendenti dai cassettoni quadrati, sempre in cedro. I due raffinati ambienti ospitavano la Libreria grande un'importantissima raccolta di libri e manoscritti antichi, lasciata in eredità ai padri Serviti da Vespasiano nel suo testamento e trasferiti nel convento adiacente alla chiesa dell'Incoronata solo nel 1626.

Risultato
  • 3
(4041 valutazioni)


Comune di
SABBIONETA
Piazza Ducale, 2 46018 Sabbioneta (MN)
Telefono. 0375.223011/223008/09
Fax: 0375.220000/ 0375.223007
PEC:  comune.sabbioneta@pec.regione.lombardia.it P.IVA: 01206600205   C.F: 83000390209
Portale internet realizzato da Progetti di Impresa Srl Copyright © 2011