Palazzo Forti

Il complesso edilizio occupa un'intera insula cittadina ed acquisì la sua configurazione attuale alla fine del Settecento, quando gli immobili esistenti vennero acquistati dalla ricca famiglia ebrea Forti e trasformati in palazzo padronale.

La comunità ebraica sabbionetana costituì già nella seconda metà del Cinquecento una ricca borghesia che aveva investito soprattutto in terreni il denaro proveniente dall'esercizio del prestito ad usura. In particolare, nei documenti della fine del Cinquecento e degli inizi del Seicento, i Forti sono definiti "banchieri". Gli ebrei poterono arricchirsi progressivamente grazie al clima di tolleranza dovuto al governo illuminato di Vespasiano Gonzaga che aveva impedito la loro segregazione in un ghetto confinandoli in una zona chiusa di Sabbioneta. Al contrario essi vissero liberamente nella città e furono perfettamente integrati alla popolazione di confessione cattolica esercitando liberamente il loro culto: la sinagoga sorge infatti nelle immediate vicinanze della chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta e dell'oratorio di San Rocco.

Nella seconda metà del Settecento, quando Sabbioneta e il suo territorio conobbero un momento di crescita economica grazie alla pace e all'organizzazione garantita dal governo austriaco, gli ebrei seppero investire i loro capitali e a trasformare le aziende agricole di loro proprietà in vere e proprie attività di carattere imprenditoriale. Fu necessario ristrutturare case padronali, rustici e corti per il lavoro organizzato dei campi. Palazzo Forti presenta in tal senso un interessante esempio di mistura fra un elegante palazzo padronale borghese ed una corte agricola posta all'interno della cinta muraria di Sabbioneta, munita di tutte quelle strutture necessarie all'allevamento a alla coltura dei campi: un grande androne d'accesso, alloggi per i fattori, barchesse, stalle e fienili.

La parte più interessante è il fronte di via Accademia, costituito dal palazzetto centrale con portone e da due eleganti ali simmetriche. La facciata del corpo centrale è divisa in due ordini da una cornice marcapiano. Nel paramento murario ad intonaco in bugnato liscio della parte inferiore si apre un portone, che immette in un grande androne aperto verso il cortile centrale, fiancheggiato da due finestre con arco a sesto ribassato. La parte superiore presenta una bifora centrale sormontata da un frontone spezzato in cui è inserito lo stemma marmoreo degli ebrei Forti; ai lati vi sono due finestre sormontate da un architrave fortemente aggettante. Le due ali laterali sono simmetriche rispetto all'asse mediano del palazzetto centrale. Presentano due ordini di finestre divise da una semplice cornice marcapiano.

I due eleganti portali d'accesso sono preceduti da due edicole marmoree costituite da due alti basamenti su cui poggiano altrettante colonne tuscaniche reggenti un arco a tutto sesto. Ogni edicola regge un balconcino in ferro battuto al quale si accede attraverso la porta finestra centrale del secondo ordine. Un'ulteriore cornice separa le cinque finestre del primo piano con i cinque finestrelli rettangolari del sottotetto. Sul tutto sovrasta il cornicione mistilineo.

Il complesso padronale è stato oggetto di un restauro conservativo mirato alla riqualificazione dei suoi spazi, mentre gli edifici considerati minori che circondano la corte (i magazzini, le barchesse ed i fabbricati rurali) hanno subito un intervento residenziale che ha salvato solo la cubatura edilizia. L'interno presenta alcune pregevoli sale dipinte in gusto neoclassico.