

Il camerino d'Enea è l'ambiente più prezioso e armonioso del palazzo Giardino e costituisce lo studiolo del duca Vespasiano Gonzaga. È una piccola stanza quadrata coperta da una volta a cupola compartita da una complessa cornice di stucco dorata. Essa individua cinque ottagoni e numerose losanghe in cui sono dipinti, su tre ordini, animali reali e fantastici: mammiferi, tritoni, cavalli marini e uccelli, secondo una precisa disposizione che ricorda la classificazione protoscientifica dall'erudito bolognese Ulisse Aldobrandi.
Negli ottagoni si trovano cinque putti che reggono gli attributi di altrettante divinità olimpiche: al centro il caduceo e il petaso simboli di Mercurio, ai lati il fulmine di Giove, il tirso di Bacco, il bidente uncinato di Saturno e il tridente di Nettuno. Queste ultime quattro divinità rappresentano anche gli elementi della natura: fuoco, terra, aria e acqua. Alla base del capolino quattro formelle in stucco con allegorie dei fiumi e tra un ottagono e l'altro tondi con allegorie delle virtù cardinali: Prudenza, Fortezza, Giustizia e Temperanza. Al centro, attorno all'ottagono centrale quattro maschere in stucco dipinto a finto bronzo.
La decorazione del capolino, realizzata nel 1584, è frutto della collaborazione di tre specialisti.
I dipinti sono opera del pittore cremonese Bernardino Campi, la cornice dorata dello stuccatore Giovan Francesco Bicesi detto il Fornarino e i bassorilievi dello scultore mantovano Bartolomeo Conti. La volta è congiunta alle pareti per mezzo di quattro pennacchi a forma di conchiglia, con mensola alla base su cui un tempo erano posti busti antichi.
Nella parte alta della parete Il pittore cremasco Carlo Urbino nel 1585 dipinse le storie d'Enea, otto episodi tratti dai primi sei libri del poema virgiliano secondo il commento dell'umanista Cristoforo Landino.